

37. I giacobini e il terrore.

Da: E. J. Hobsbawm, Le rivoluzioni borghesi, 1789-1848, Il
Saggiatore, Milano, 1963.

Nell'immaginario collettivo il periodo del terrore e i giacobini
Danton, Marat, Robespierre e Saint-Just sono assurti a
protagonisti, generalmente negativi, della Rivoluzione francese.
In questo brano il noto storico inglese Eric John Hobsbawm cerca
di fare un po' il punto della situazione, collegando l'azione dei
giacobini all'evoluzione storica del momento, analizzando il loro
comportamento e spiegando infine la ragione del fallimento della
corrente pi radicale dell'intera Rivoluzione, che fu
sostanzialmente quella di aver perso, dopo il favore della
borghesia, anche l'appoggio delle masse.


Quando un uomo di normale cultura pensa alla Rivoluzione francese,
ci che gli torna alla memoria sono specialmente gli avvenimenti
del 1789, ma, in modo particolare, la Repubblica giacobina
dell'anno secondo. Le figure che ci sono rimaste pi chiaramente
impresse sono l'affettato Robespierre, il grosso e corrotto
Danton, la gelida eleganza rivoluzionaria di Saint-Just, il rude
Marat, il Comitato di salute pubblica, il Tribunale rivoluzionario
e la ghigliottina. Dei rivoluzionari moderati che stettero in
mezzo, tra Mirabeau e La Fayette [Gabriel-Honor de Mirabeau,
scrittore e uomo politico; Marie-Joseph-Paul, marchese di La
Fayette, militare e uomo politico], nel 1789 e dei capi giacobini
nel 1793, persino i nomi sono scomparsi dalla memoria di tutti,
eccettuata quella degli storici. I Girondini vengono ricordati
soltanto come gruppo, e forse, pi che altro, solo a motivo delle
donne, politicamente insignificanti ma molto romantiche, che di
quel gruppo facevano parte: Madame Roland [gentildonna di vasta
cultura, arrestata nel 1791 e successivamente ghigliottinata] o
Carlotta Corday [nobile repubblicana, assassin Marat nel 1793 e
fu subito ghigliottinata]. Chi, infatti, all'infuori della cerchia
degli esperti, conosce anche soltanto i nomi di Brissot, Vergniaud
[esponenti girondini ghigliottinati nel 1793] e di tanti altri? I
conservatori hanno creato un'immagine indimenticabile del
Terrore, periodo di dittatura e di furia isterica e sanguinaria,
bench, in confronto con quanto si  visto nel secolo ventesimo,
anzi in confronto con le repressioni conservatrici della
rivoluzione sociale, come i massacri avvenuti dopo la Comune di
Parigi del 1871, le sue uccisioni in massa fossero relativamente
modeste: solo 17.000 esecuzioni ufficiali in quattordici mesi. I
rivoluzionari, specialmente in Francia, hanno visto nel Terrore
la prima repubblica popolare, l'ispirazione di tutte le rivolte
successive. Per tutti fu un'era che non si pu misurare con i
consueti criteri umani.
Tutto questo  vero. Ma per la solida borghesia francese che si
celava dietro il Terrore, esso non era n un fatto patologico n
un avvenimento apocalittico, ma innanzitutto e soprattutto l'unico
metodo efficace per salvare il proprio paese. Questo fece la
Repubblica giacobina, e i risultati conseguiti furono sovrumani.
Nel giugno del 1793, sessanta degli ottanta dipartimenti francesi
erano in rivolta contro Parigi; gli eserciti dei prncipi tedeschi
invadevano la Francia dal Nord e dall'Est; gli Inglesi attaccavano
dal Sud e dall'Ovest: il paese era debole ed economicamente
rovinato. Quattordici mesi dopo la Francia era tutta sotto
energico controllo, gli invasori erano stati cacciati, gli
eserciti francesi avevano a loro volta occupato il Belgio e
avevano dato inizio a un periodo di venti anni di trionfi militari
quasi ininterrotti e conseguiti senza sforzo. E nel marzo del 1794
venne armato, con met della spesa sostenuta nel marzo del 1793,
un esercito tre volte pi numeroso, e il valore della moneta
francese - o meglio, degli assignats di carta che l'avevano in
gran parte sostituita - si manteneva pressoch stabile, in netto
contrasto sia con la situazione passata che con quella futura.
Nessuna meraviglia, dunque, che Jeanbon St.-Andr, il membro
giacobino del Comitato di salute pubblica che, pur essendo un
fervente repubblicano, divenne in seguito uno dei pi abili
prefetti di Napoleone, guardasse con disprezzo alla Francia
imperiale che barcollava sotto il peso delle sconfitte del 1812-
1813. La Repubblica dell'anno secondo aveva saputo far fronte a
crisi peggiori e con minori risorse.
Per questi uomini, come pure per la maggioranza della Convenzione
nazionale, che in fondo continu a mantenere il controllo per
tutto quell'eroico periodo, la scelta era semplicissima: o il
Terrore, con tutti i difetti che in esso vedeva la borghesia, o
la distruzione della Rivoluzione, la disintegrazione dello Stato
nazionale, e probabilmente - non c'era forse l'esempio della
Polonia? - la scomparsa della nazione stessa. Con tutta
probabilit, se non fosse stato per la crisi disperata in cui si
dibatteva la Francia, molti di essi avrebbero preferito un regime
meno ferreo e certo anche un'economia meno rigidamente
controllata: la caduta di Robespierre diede luogo a un'ondata
epidemica di sfrenatezza economica e di speculazioni disoneste e
corrotte che, detto per inciso, culminarono in una rapidissima
inflazione e nel fallimento del 1797. Ma anche, da un punto di
vista pi limitato, l'avvenire della borghesia francese dipendeva
da quello di uno Stato nazionale centralizzato, unito e forte. E
d'altronde, poteva forse la Rivoluzione, che aveva praticamente
creato i termini di nazione e di patriottismo nel loro
significato moderno, abbandonare la  grande nation ?.
Il primo compito del regime giacobino era di mobilitare l'appoggio
delle masse contro la dissidenza della Gironda e dei notabili
provinciali, continuando nello stesso tempo a conservare
l'appoggio massiccio dei Sans-culottes parigini, delle cui
richieste in favore di uno sforzo bellico rivoluzionario, alcune -
la mobilitazione generale (la leve en masse), il terrore contro i
traditori, il controllo generale dei prezzi (il maximum) -
coincidevano in ogni caso con le normali vedute dei Giacobini,
bench le altre si siano poi rivelate alquanto imbarazzanti. Venne
proclamata una Costituzione nuova di indirizzo piuttosto radicale,
la cui attuazione era stata fin allora ritardata dalla Gironda. In
base a questo nobile ma accademico documento veniva concesso al
popolo il suffragio universale, il diritto all'insurrezione, al
lavoro e all'assistenza, nonch - pi importante di tutto - la
dichiarazione ufficiale che lo scopo del governo era il benessere
di tutti e che i diritti del popolo dovevano essere non soltanto
potenziali ma operanti. Era la prima Costituzione veramente
democratica proclamata da uno Stato moderno. Pi concretamente, i
Giacobini abolirono tutti i diritti feudali superstiti senza alcun
indennizzo per quelli che ne vennero privati, facilitarono ai
piccoli risparmiatori l'acquisto delle terre confiscate degli
emigrati, e - alcuni mesi dopo - abolirono la schiavit nelle
colonie francesi, nell'intento di incoraggiare i negri di Santo
Domingo a combattere per la Repubblica contro gli Inglesi. Questi
provvedimenti ebbero conseguenze di vastissima portata. In America
essi contribuirono a creare il primo grande capo rivoluzionario
indipendente nella persona di Toussaint-Louverture [gi schiavo
nero di Santo Domingo e ufficiale francese, si autoproclam
presidente dell'isola, ma fu deportato in Francia, dove mor nel
1803]. In Francia essi costruirono quella cittadella inespugnabile
di piccoli e medi proprietari contadini, di piccoli artigiani e di
bottegai economicamente arretrati ma appassionatamente devoti alla
Rivoluzione e alla Repubblica, che da allora ha sempre continuato
a dominare la vita del paese. La trasformazione capitalistica
dell'agricoltura e della piccola impresa, condizione essenziale
per un rapido sviluppo economico, venne quasi arrestata, e con
essa la rapidit dell'urbanizzazione, l'espansione del mercato
nazionale, la moltiplicazione della classe operaia e,
incidentalmente, l'ulteriore progresso della rivoluzione
proletaria. La grande impresa e i movimenti della manodopera
furono condannati in Francia a rimanere fenomeni di minoranza,
isole sperdute in un mare di droghieri, di piccoli proprietari
contadini e di proprietari di caff.
Il centro del nuovo governo, che rappresentava un'alleanza tra
Giacobini e Sans-culottes, si spost dunque sensibilmente a
sinistra. La prova di ci fu il rimaneggiamento del Comitato di
salute pubblica, che divenne ben presto il vero e proprio
ministero della guerra francese. Di esso non faceva pi parte
Danton, un rivoluzionario potente, dissoluto, probabilmente
corrotto, ma di immenso talento e pi moderato di quanto non
sembrasse - era stato ministro nell'ultimo governo regio -, ma vi
entr Maximilien Robespierre, che ne divenne il membro pi
influente. Pochi storici hanno espresso giudizi spassionati su
questo avvocato elegante, raffinato, fanatico, convinto - forse un
po' troppo - di possedere il monopolio personale della virt,
perch egli  tuttora l'incarnazione di quel terribile e glorioso
anno secondo che nessun uomo  capace di guardare con occhio
neutrale. Egli non era affatto un individuo simpatico: anche
quelli che ritengono che egli fosse nel giusto tendono oggi a
preferirgli lo splendido rigore matematico di quell'architetto di
paradisi spartani che fu il giovane Saint-Just [teorico del
terrore ed esponente del Comitato di salute pubblica, sal al
patibolo nel 1794 con Robespierre]. Non era un grand'uomo, anzi
sovente era piuttosto meschino. Ma  il solo individuo scaturito
dalla Rivoluzione (a parte Napoleone) attorno al quale si sia
sviluppato un vero e proprio culto. Questo perch per lui, e anche
per la storia, la Repubblica giacobina non era un espediente per
vincere la guerra, ma un ideale: il terribile e glorioso regno
della giustizia e della virt, dove tutti i buoni cittadini erano
uguali agli occhi della nazione e il popolo annientava i
traditori. Attingeva tutta la sua forza dagli insegnamenti di Jean-
Jacques Rousseau e dalla cristallina convinzione della propria
rettitudine. N i suoi poteri, n la sua carica avevano carattere
dittatoriale, poich egli era solo un membro del Comitato di
salute pubblica, che a sua volta era un sottocomitato - il pi
potente, ma non onnipotente - della Convenzione. La sua forza era
quella del popolo, quella delle masse parigine; il suo terrore era
il loro terrore. E quando le masse lo abbandonarono egli cadde.
La tragedia di Robespierre e della Repubblica giacobina fu che
entrambi furono costretti a rinunciare all'appoggio delle masse.
Il regime rappresentava un'alleanza tra la borghesia e le masse
operaie; ma per i Giacobini della borghesia le concessioni fatte
ai Sans-culottes erano tollerabili solo perch e finch legavano
le masse al regime senza suscitare il terrore dei proprietari; e
sull'alleanza con la borghesia i Giacobini erano intransigenti.
Inoltre, le esigenze stesse della guerra obbligavano qualsiasi
governo a un'azione di accentramento e di disciplina, a discapito
della libera democrazia decentrata, diretta, dei partiti e delle
sezioni, della milizia volontaria irregolare, delle libere
elezioni a concorrenza, su cui facevano affidamento i Sans-
culottes. [...] Nel 1794 il governo e la politica costituivano un
blocco monolitico guidato in collaborazione da agenti diretti del
Comitato o della Convenzione e da una numerosa schiera di
ufficiali e funzionari giacobini in congiunzione con le locali
organizzazioni di partito. Le esigenze economiche della guerra
finirono per allontanare l'appoggio del popolo. Nelle citt, i
calmieri e il razionamento favorivano le masse, ma il
corrispondente congelamento dei salari le irritava. Nelle
campagne, la sistematica requisizione dei prodotti alimentari -
che i Sans-culottes delle citt erano stati i primi a sostenere -
provocava il risentimento dei contadini.
Le masse perci si ritirarono scontente o si chiusero in una
perplessa e risentita passivit, specialmente dopo il giudizio e
l'esecuzione degli Hbertisti [seguaci del radicale Jacques-Ren
Hbert], i pi eloquenti portavoce del sanculottismo. Frattanto i
sostenitori pi moderati erano allarmati per l'attacco sferrato
dall'opposizione di destra, guidata ora da Danton. Questa fazione
aveva dato rifugio a numerosi speculatori, truffatori, borsari
neri e altri elementi corrotti e avidi di denaro, e ci anche e
soprattutto perch lo stesso Danton era la personificazione del
tipico amorale donnaiolo e prodigo, che compare sempre all'inizio
delle rivoluzioni sociali e che viene poi travolto dall'ondata di
rigido puritanesimo che invariabilmente finisce per predominare.
[...] Ma se Robespierre ottenne l'appoggio dei moderati per aver
eliminato la corruzione, il che era dopo tutto nell'interesse
dello sforzo bellico, tuttavia l'ulteriore restrizione della
libert di speculazione e di guadagno si rivel ancora pi
sconcertante per gli uomini d'affari. Infine, l'opinione pubblica
generale non provava alcuna simpatia per le escursioni ideologiche
piuttosto fantasiose di quel periodo: le sistematiche campagne di
decristianizzazione e la nuova religione civica robespierriana
dell'Essere Supremo, completa di cerimonie, che tentava di
contrapporsi all'ateismo e di praticare i precetti di Jean-Jacques
Rousseau. E intanto, il tonfo continuo della ghigliottina
ricordava a tutti i politicanti che nessuno di essi poteva
considerarsi veramente al sicuro.
Nell'aprile del 1794 tanto la destra che la sinistra erano finite
sotto la ghigliottina e i Robespierriani rimasero perci
politicamente isolati. Solo la crisi di guerra li manteneva al
potere. Quando, sul finire di giugno del 1794, il nuovo esercito
della Repubblica dimostr la sua solidit sconfiggendo
definitivamente gli Austriaci a Fleurus e occupando il Belgio, la
fine era ormai prossima. Il 9 termidoro (27 luglio 1794), la
Convenzione rovesci Robespierre. Il giorno successivo egli, Saint-
Just e Couthon [avvocato, esponente del Comitato di salute
pubblica] vennero giustiziati, e la stessa sorte tocc pochi
giorni dopo ad altri ottantasette membri della Comune
rivoluzionaria di Parigi.
